Italiani troppo connessi, il pericolo è smettere di pensare

DiStudio Progetto Web

Italiani troppo connessi, il pericolo è smettere di pensare

Italiani popolo di connessi. Questo sinteticamente il succo dei dati relativi alla diffusione nel nostro paese per il 2017, una tendenza in crescita bipartisan rispetto alle fasce d’età. Non sono infatti solo i più giovani gli “assuefatti di rete” ma anche fra le persone che appartengono alle fasce di età avanzata si è registrato un aumento considerevole della connessione digitale.

Dal 2012 all’anno scorso si è avuto un incremento di utenza di 13 punti percentuali con il 65% degli italiani che ha dichiarato di aver usato la rete nell’ultimo anno. Se il dato dovesse essere confermato ci si aspetta in breve tempo una vera e propria saturazione della popolazione connessa. Fra due o tre anni quasi tutti i più giovani saranno frequenti utilizzatori della rete, ma i tassi di crescita più alti li faranno sorprendentemente registrare i più anziani.

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Da questo ne consegue che se il primo scoglio del digital divide, cioè il divario tra coloro che possono accedere alla rete e coloro che non possono, che riguardava proprio l’accesso alla rete sia stato quasi completamente colmato per le fasce di età più giovani, il passo ulteriore, quello del tempo di utilizzo della rete sta assumendo proporzioni sempre più rilevanti. Si può accedere facilmente alla rete ma la si usa troppo.

I tassi di crescita in questo senso parlano chiaro, da oggi al 2021 saranno tra il 12 e il 14 per cento grazie anche alla diffusione della banda ultralarga. La parte del leone in questo scenario la fa lo smartphone che nel 2017 è risultato il mezzo preferito per la connessione ad internet dal 62% degli utenti. In futuro sembra che questo predominio si accentuerà sempre più, lo smartphone diventerà quasi l’unico dispositivo con cui ci si collegherà in rete grazie allo sviluppo di app sempre più performanti, regina delle quali resta Facebook.

Nuove tecnologie, attenti a non perdere il senso critico

Ciò ha sollevato qualche perplessità dovuta al fatto che l’uso di app che per essere adoperate richiedono permessi, consente ai servizi utilizzati un tracciamento dei comportamenti dell’utente e di raccogliere dati per costruire strategie di vendita mirate, tecniche che sono in grado di prevedere il comportamento dell’utente e di offrirgli un’offerta di vendita personalizzata.

Il rischio paventato da alcuni studiosi come Daniel Kahneman a proposito di questo modello di personalizzazione di contenuti modellato sul comportamento acquisito dell’utente, è quello di un annullamento della capacità critica. Infatti se nella vita di ogni giorno siamo portati a prendere decisioni basate su esperienze precedenti, in una situazione più complessa, come quella che si può presentare in rete dove si tende a scegliere fra tutte le informazioni quelle che confermano o rafforzano le nostre idee, il rischio di fare le scelte sbagliate è alto.

Diventa dunque centrale il poter mantenere uno spirito critico senza abbandonare gli effetti positivi della digitalizzazione, il compito di formare i giovani in tal senso deve essere senz’altro demandato alle istituzioni ed in particolare alla scuola che resta, ancora oggi, il principale responsabile a un uso formativo e critico dei nuovi media e alla promozione di un’adeguata preparazione digitale fra i più giovani.

 

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