Intelligenza artificiale, è partita la sfida all’uomo?

DiStudio Progetto Web

Intelligenza artificiale, è partita la sfida all’uomo?

Sembra che il futuro prospettato in molti film di fantascienza fatto di macchine pensanti non sia più così lontano, almeno stando a quanto emerso all’evento The Future of Work in a World of , ML and Automation. Nell’incontro si è discusso infatti di Ai (intelligenza artificiale), apprendimento automatico, deep learning e automazione. È soprattutto nel campo del lavoro che le nuove tendenze digitali sembrano trovare maggior applicazione, molte aziende hanno già sperimentato l’apporto benefico dell’Ai in termini di efficienza, dall’organizzazione dati alla semplificazione della vita umana. Il riscontro è dunque senz’altro positivo ma il processo va governato.

Erik Brynjolfsson, professore al MIT Sloan School of Management, è convinto che nei prossimi anni assisteremo ad una crescita significativa della “digital disruption”, la rottura cioè del vecchio modello di fare impresa causato dallo sviluppo di nuove tecnologie, ed ha infatti sottolineato che ormai queste si stanno facendo sempre più strada nel mondo dell’industria, e quindi c’è la necessità di modificare radicalmente i processi aziendali per adattarli alle nuove tecniche in modo da sfruttarle meglio e creare ricchezza e opportunità per più gente possibile.

L’ sostituirà l’uomo?

Negli Usa il dipartimento del lavoro si è occupato di studiare in che modo le nuove tendenze di sviluppo tecnologico influenzeranno il mercato del . Per questo è stato creato un database ad hoc, Onet, che raggruppa i dati di quasi 20mila attività dell’economia statunitense, il team del professor Brynjolfsson ha valutato questi dati cercando di prevedere l’impatto dell’Ai nelle attività che vengono svolte oggi dagli uomini.

Il risultato ha confermato che alcuni compiti potranno essere gestiti meglio dall’intelligenza artificiale ma che ci sono ancora molte attività in cui gli uomini prevalgono sull’Ai o l’apprendimento automatico. Stesso discorso vale per i robot ed il loro impiego nel coadiuvare il lavoro umano, anche in questo caso è più plausibile che uomini e macchine si ritroveranno a lavorare assieme piuttosto che contendersi il posto di lavoro, più che di robot si parla infatti di co-bot, robot che lavoreranno fianco a fianco con i lavoratori umani svolgendo i compiti più lunghi, noiosi o faticosi.

Le nuove professioni dell’intelligenza artificiale

Un assistente professore di economia politica e pianificazione urbana al MIT, Jason Jackson, a questo proposito ha preso ad esempio il lavoro degli operatori sanitari, alcuni compiti come il trasferimento dei pazienti potrebbero essere svolti da robot in modo da alleggerire il carico per i lavoratori. In questo caso l’automazione di un compito non sostituirà l’operatore ma lo aiuterà a svolgere una mansione in modo più efficace e rendendo al contempo l’ambiente di lavoro più sicuro anche per i pazienti.

Elisabeth Reynolds, direttore esecutivo della Task of the Future Task Force del MIT, sostiene che la stessa tendenza è stata riscontrata nei settori automobilistico e manifatturiero, la Reynolds sostiene che, demandando ai robot i compiti più faticosi, i lavoratori potranno dedicarsi a svolgere attività più complesse creando più crescita e opportunità, ma siccome il rischio di farsi travolgere da queste innovazioni esiste, la studiosa americana avverte le aziende che in futuro bisognerà adottare strategie chiare per garantire i posti di lavoro e non superare certi limiti etici.

“Il punto qui è affermare che ci sarà lavoro in futuro e la nostra sfida è assicurarsi che quel lavoro sia un lavoro di qualità, che sia un lavoro significativo, cioè un lavoro accessibile”.

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